Home Forum General Category Esperienze & Racconti Storia di qualcuno che ha ancora molta strada da fare

11 risposte, 0 voices Last updated by  Merimiji 3 anni, 12 mesi fa
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    Merimiji
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    Ciao a tutti, mi chiamo Maria. Colgo l’invito di raccontare qui la mia esperienza, nella speranza che possa essere utile a qualcuno.

    Sono andata in erasmus a Parigi durante il quarto anno di medicina: non perché fossi particolarmente insoddisfatta dell’Italia, dato che il trienno “biologico” a Pavia non è così male, a parte alcune materie. Ho semplicemente fatto la pecora: tutti i ragazzi che tornavano dall’erasmus erano entusiasti, quindi mi sono detta: perché no? Non c’erano mete anglofone interessanti, quindi ho rispolverato il francese delle medie e sono salita sul treno notturno per Parigi con una valigia che pesava più di me.

    Prima cosa da sapere su Parigi: trovare casa è un inferno. Esistono delle residenze universitarie, gestite dal CROUS, per le quali bisogna fare richiesta con molto anticipo, verso marzo-aprile. Purtroppo i posti non sono sufficienti ad accogliere tutti gli studenti. Poi c’è la Cité Universitaire, anche questa da contattare molto precocemente, verso maggio, che però accetta solo studenti a partire dal quinto anno (per noi di medicina). Bene, sta di fatto che mi sono ritrovata senza un tetto. Quindi ho scaricato l’applicazione pap (particulier à particulier, esiste anche il giornale e il sito pap.fr che è molto utile) e mi sono messa a cercare casa. Il problema di Parigi è che la domanda è superiore all’offerta, quindi sono i proprietari ad avere il lusso della scelta: per questo, in ogni appartamento visitato e che potrebbe potenzialmente essere interessante, bisogna lasciare questo famigerato DOSSIER, che è un fascicolo molto umiliante dove bisogna inserire tutte le informazioni possibili, compreso il tuo reddito e quello dei tuoi garanti. In pratica, se sei un poveraccio hai molte meno possibilità di essere preso. Inoltre conviene fare SUBITO una sim francese perché i proprietari richiamano il loro selezionato, e non credete che siano disposti a spendere per chiamare un numero straniero. Dopo aver visitato tanti appartamenti ho finalmente trovato uno studio nel 7ème arrondissement, praticamente sotto la Tour Eiffel… Un sogno 🙂

    Questione telefono: io non sono riuscita a fare la prepagata quindi ho stipulato un forfait annuale con Bouygues. Per il forfait ti chiedono di lasciare un assegno in bianco, perché il pagamento si fa tramite prelievo automatico. Le compagnie telefoniche sono in generale abbastanza care in Francia.

    Naturalmente per avere l’assegno in bianco dovevo avere un conto in banca… D’altra parte indispensabile perché è lì che l’APHP (Assistance Publique Hopitaux de Paris) verserà il tuo stipendio (uno stipendio quando sei studente… Il Paese dei Balocchi). Il problema è che per aprire il conto in banca avevo bisogno di un indirizzo. Circolo vizioso: per aprire un conto, serve la casa. Per avere la casa, serve il telefono. Per avere il telefono, serve il conto in banca. Ne sono uscita perché il papà di un mio amico (francese) mi ha fatto da garante e ho lasciato un indirizzo temporaneo, quello di questo mio amico per l’appunto, da cui alloggiavo mentre cercavo casa. In conclusione, secondo me la prima cosa da fare per semplificarsi la vita è cercare di aprire un conto in banca con un indirizzo provvisiorio e procedere poi a tutto il resto.

    Non scoraggiatevi… Io racconto senza mentire la mia vicenda, nonstante le difficoltà iniziali, è stato l’anno più bello della mia vita, per ora.

    Come funziona l’università: io ero a Paris Descartes (5). A partire dal quarto anno gli studenti francesi vanno in ospedale tutte le mattine, facendo stages di tre mesi l’uno, con una settimana di vacanza a trimestre, quattro settimane durante il trimestre estivo. Gli esami sono raggruppati in “poles”, più qualche modulo aggiuntivo e degli esami opzionali. Gli appelli sono a dicembre, a marzo e a giugno, più una sessione di recupero a settembre. Gli studenti francesi se ne fregano della media, per loro avere 10/20 è sufficiente. Non scelgono quando dare gli esami: sono divisi in gruppi e hanno degli esami prestabiliti da fare in quel trimestre. Se li passano, non possono rifiutare; se non li passano, devono recuperare a settembre. In più devono anche convalidare lo stage ospedaliero. Per gli erasmus i periodi sono gli stessi, ma noi possiamo concederci il lusso di fare gli esami quando ci pare e piace e rifiutare il voto. In più di solito riusciamo a ottenere dei buoni stage perché non prendiamo il posto di nessuno studente locale, siamo semplicemente in sovrannumero. Esperienza personale: ho fatto tre stages, in gastroenterologia, cardiologia e urologia. Ho fatto praticamente tutti gli esami del quarto anno e ne ho anticipati due dal quinto, in totale: gastro, cardio, pneumo, nefro, dermato, malattie infettive, radio, reumato e orto. Li ho distribuiti sui quattro appelli disponibili (ho anche dovuto rifare dermato perché la prima volta avevo preso 9/20…). Gli esami francesi sono molto diversi da quelli italiani: tutti casi clinici, con in media sette-otto domande aperte a cui si deve rispondere utilizzando le “parole chiave”. Queste parole chiave hanno un punteggio ed è in base a questo che viene calcolato il tuo voto; in questo modo viene assicurata l’obiettività dell’esame. Per quanto riguarda gli stages, sono stati sicuramente una delle esperienze più formative dell’erasmus. Lo studente è inserito nel reparto ed è tenuto a collaborare, se non si presenta lo chiamano sul cellulare. Ero io, l’externe, ad andare da sola dal “mio” paziente, poi presentavo un resoconto allo specializzando e poi insieme tornavamo dal paziente (per insegnarmi, ma anche per controllare che non avessi combinato c***). Mi sono presa delle cazziate perché avevo lasciato andare via un paziente che aveva 5.2 di potassiemia. IO, la studentessa di medicina del quarto anno. Questo per dire che mi sentivo responsabile ed era una sensazione pesante ma molto soddisfacente. Niente gerarchie, il professore vuole che lo chiami Monsieur, a tutti gli strutturati si dà del tu e con gli specializzandi organizzi i brunch a base di pancakes durante la guardia della domenica. Che differenza, rispetto all’Italia… Dove la maggior parte del tempo mi sento meno utile del termosifone. Poi ho vissuto delle esperienze allucinanti: durante una guardia in chirurgia cardiovascolare mi è capitato di andare a Besançon con un aereo privato per prendere un cuore da trapiantare. Ho fatto una cardioversione a un ragazzo di diciassette anni con una fibrillazione atriale. Ho fatto da ferrista in almeno tre prostatectomie radicali. Ho vinto la penna del primario perché ho letto bene un ECG.

    Mi sono resa conto di aver scritto un papiro, quindi sarò più breve sull’ultima parte. In erasmus ho trovato almeno due persone che so che resteranno per il resto della vita, senza contare tutti gli amici con cui ho condiviso questa esperienza fantastica. Le esperienze umane sono meno rilevanti da scrivere su questo blog, ma sappiate solo che ci sono state e sono state intense.

    Sono tornata a Pavia per il quinto anno. Dall’erasmus avevo capito che è molto più facile imparare una cosa se la stai vivendo in pratica: per questo ho chiesto tanti internati brevi, in otorino, oculistica, neuro… Insomma, le materie che avrei dovuto studiare. Ho scelto quindi di non rinchiudermi in un reparto per due anni: scelta che probabilmente dovrò pagare con l’emigrazione, ma come avrete capito, la cosa non mi pesa particolarmente. Nei reparti italiani ho riassunto il mio triste ruolo di carta da parati e ho sopportato. Per carità, dottori anche gentili, disponibili a spiegare (non tutti, naturalmente), ma non c’è paragone con il grado di coinvolgimento che c’è in Francia. In Italia se non vuoi rimanere lì per tutta la vita diventi invisibile. Alla faccia dell’insegnamento nell’ospedale UNIVERSITARIO, con i professori ai quali pago migliaia di euro di tasse. Alla fine ho trovato un reparto che mi piace e dove penso di restare perché, insomma, una tesi dovrò pur farla. Ma ancora non ho cominciato a frequentare assiduamente perché…

    …sono ripartita! Ho preso una borsa erasmus placement e sono da una settimana a Manchester. Sto in un ospedale pediatrico (dovrebbe essere il più grande del Regno Unito, o qualcosa di simile), nel reparto di chirurgia e seguo un medico specializzato in patologie dell’intestino. Nota: non voglio fare pediatria e odio la chirurgia, sono partita solo perché voglio IMPARARE. Non so se sarà una scelta vincente. Probabilmente la cosa più prudente sarebbe stata rimanere buona buona a casa. Ma sono ottimista, voglio sperare che anche questo alla fine mi sarà utile. Sicuramente non mi era mai capitato di veder fabbricare un ano fino ad ora ^^

    In tutto ciò, voglio fare l’ECN nel 2014 e laurearmi a luglio 2014. Non so quando troverò il tempo di preparare il concorso. Ma sinceramente: io amo la medicina. Mi piace tutta, quando non è chirurgica. Semplicemente, non esiste una specialità per la quale ucciderei. Dovessi finire a fare il medico di base in Francia, mi va benissimo: non mi sentirei una fallita, perché alla fine ho scelto questa facoltà con lo scopo di aiutare le persone nel miglior modo possibile e con tutte le mie forze. Sto cercando in tutti modi di far sì che la mia formazione sia completa, cosa molto difficile quando ti si chiede di cominciare a frequentare lo stesso reparto per tre anni consecutivi, per poter avere una tesi ed eventualmente entrare in specialità. Chissà, magari questo nuovo concorso nazionale cambierà le cose… Ma, scusate il pessimismo, non mi fido molto della trasparenza degli italiani. In conclusione, non ho grandi consigli da dare, perché non so ancora quali saranno i risultati delle mie scelte azzardate. Nel frattempo, in bocca al lupo a tutti quanti i DoctorsInFuga!

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