Home Forum General Category Esperienze & Racconti Un’aspirante (pedo)psichiatra in Francia

5 risposte, 0 voices Last updated by  AnniMa 4 anni fa
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    AnniMa
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    @AnniMa

    Eccomi a raccontare l’inizio della mia esperienza di medico (aspirante neuropsichiatra infantile) in fuga all’estero, in Francia per la precisione.
    Mi trovo in un paesino di 3400 abitanti circa disperso tra le campagne, più o meno a 2 ore e 30 minuti ad est di Parigi. Come ci sono finita qui?
    Ebbene, la mia intenzione era quella di candidarmi per un dottorato o un breve periodo di ricerca in Germania o in UK, e c’ero quasi riuscita perché inviando email su email mi avevano risposto dalla Germania proponendomi una borsa di studio mooooolto interessante, un sogno per me.
    Circa una settimana dopo, una mia collega già specializzata in neuropsichiatria infantile riceve risposta dalla Francia per un posto di pedopsichiatra e mi chiede di accompagnarla. Io ovviamente non mi tiro indietro e porto con me il CV. Esattamente 5 giorni dopo mi ricontattano dicendomi che sono interessati ad accogliermi inizialmente come FFI (faisant fonction d’interne) purchè provveda al più presto ad imparare la lingua e a seguire un corso di formazione, parallelo alla scuola di specializzazione, che mi permetta di raggiungere la preparazione di uno specializzando classico e quindi, successivamente, chiedere l’equiparazione. Infatti SOLO E SOLTANTO per gli aspiranti psichiatri, in Francia c’è una via alternativa alla specializzazione: bisogna seguire un DIU, un diploma interuniversitario, della durata di 3 anni, specifico per chi ha un contratto di “assistant generalist”. Con questo diploma e 4 anni di servizio in psichiatria, è possibile sostenere l’esame nazionale per diventare titolare e richiedere l’iscrizione come medico specialista psichiatra. Da qui in poi si può scegliere la struttura in cui lavorare e quindi specializzarsi ulteriormente in psichiatria del bambino (come il neuropsichiatra italiano senza occuparsi però della parte neurologica), dell’adulto o dell’anziano.
    I documenti per i vari passaggi vi verranno elencati dal datore di lavoro e, se non lo farà, richiedetelo in modo da partire già preparati.

    Spiego brevemente tutti i passaggi che ho affrontato qui in Francia, che sto affrontando e che dovrò affrontare:

    1) primo giorno: firmo il contratto alla DRH (ufficio risorse umane) dell’ospedale in cui mi trovo e sempre lì richiedo un justificatif de domicile (perché abito temporaneamente all’internato). Entrambi i documenti, oltre alla vostra carta di identità italiana) sono importantissimi per aprire il conto in banca, o alla posta, cosa che dovete fare subito. Quindi firmate il contratto e prendete immediatamente appuntamento; se abitate in un paesino piccolo come me è probabile vi diano appuntamento anche per la settimana successiva quindi fate bene i calcoli.

    2) Per chi è donna, sposata e magari con figli, e costretta come me a partire inizialmente da sola, munitevi del vostro estratto di nascita e dello stato di famiglia perché il vostro cognome passerà in secondo piano e capiterà spesso che vi chiameranno col nome di vostro marito (scritto bello chiaro anche sui documenti, sul contratto di lavoro e sul bancomat). E’ importante quindi avere dei documenti italiani in cui si rende evidente il vostro cognome da nubile e il fatto che siete sposate perché altrimenti si confondono (dico io, utilizzare direttamente il cognome da nubile, no? Mah).

    3) Appena aprite il conto cambiate il numero di cellulare facendo, io vi consiglio, un abbonamento o forfait perché è sicuramente più conveniente di una carta prepagata. Per le donne sposate → seguire lo stesso iter di documenti precedente (carta di identità + numero di conto + stato di famiglia).

    4) Prossimo mio passaggio sarà affrontare la securité sociale per avere la carta vitale e l’iscrizione alla CAF. Purtroppo nel mio paesino non c’è l’ufficio quindi dovrò spostarmi. Non so ancora come funziona di preciso quindi vi aggiornerò ma se nel frattempo qualcuno ha qualche consiglio da darmi ben venga.

    5) Iscrizione figli a scuola. Io sto affrontando un trasferimento perché mia figlia frequenta già la prima elementare. Ad ogni modo io sono andata a presentarmi alla direttrice della scuola per me più comoda da raggiungere e lei mi ha spedita dritta al Municipio (Mairie o Hotel de ville) a fare l’iscrizione. Documenti necessari: tutti i precedenti tranne il conto in banca ovviamente. Importante è l’estratto di nascita del bambino/a e il domicilio.

    6) Ripeto, io al momento sono un FFI, faisant fonction d’interne, ho pochissime responsabilità perché la mia priorità è conoscere il sistema francese, integrarmi per bene a lavoro e soprattutto imparare la lingua. Il passo successivo è, infatti, l’iscrizione all’Ordine dei medici e questo dipenderà quasi esclusivamente dal livello di francese. Io sono partita da zero perché mai studiato prima e, oltre ad aver iniziato la grammatica un mese prima di partire, lo sto imparando direttamente sul campo. Mi aiuta il fatto di essere sola e vivere all’Internat perché così non ho modo di parlare italiano se non al telefono o su skype con marito, figlia e parenti. La lettura è facile da comprendere, e dopo 18 giorni comprendo abbastanza bene anche all’ascolto ma ragazzi quanto è difficile parlare! Farsi comprendere non è complicato, tutte le cose elencate prima le ho fatte da sola ed ho ricevuto complimenti da tutti per il livello raggiunto in così breve tempo, ma parlare sul serio è tutta un’altra cosa. Purtroppo al momento non ho trovato nemmeno un insegnante privato nelle vicinanze, ed il pensiero di dovermi fare 45 Km andata e altri 45 al ritorno dopo una giornata di lavoro per raggiungere la città più vicina e fare lezioni….no no, non ce la faccio proprio!

    Per il momento credo di non dimenticare nulla. Se avete domande scrivetemi qui o su FB ma preferirei, per quanto possibile, rispondere pubblicamente visto che gran parte delle risposte alle mie domande prima di partire le ho trovate perché scritte apertamente da altri.
    Ogni consiglio è ben accetto e, al contrario, spero di essere stata d’aiuto a qualcuno.
    A presto, Annamaria.

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